Frequenze TV all’asta

La Germania lo ha già fatto. Francia e Inghilterra si propongono di non aspettare oltre il 2011. Vendere all’asta le frequenze televisive agli operatori di banda larga mobilie non è solo un’idea vincente, è una realtà.

Per chi si chiedesse cosa c’entrano aste, televisione e Internet in mobilità ecco un breve sunto. Il traffico web su rete mobile a livello mondiale è raddoppiato nel giro di un anno, utenti e modalità di accesso continuano a crescere senza sosta, ma la Rete non è cambiata. Il risultato? Il web è al collasso. E questo è il motivo per cui telefonini e smartphone spesso sono in difficoltà, lenti o rallentati nel collegarsi a Internet o nello scaricare dati. L’allarme è già stato lanciato dall’Agcom, l’Autorità garante delle comunicazioni.
La soluzione possibile, sperimentata con successo da Americani e Tedeschi e presto adottata da altri Paesi europei, è quella di dedicare le frequenze televisive analogiche, liberate dal passaggio delle emittenti sul digitale, alla Rete mobile. E come assegnare queste frequenze? Con un’asta, che non solo consenta allo Stato di far cassa (in Germania ha fruttato 4,3 miliardi di euro), ma ovviamente permetta a tutto il Paese di non rimanere indietro e perdersi nella via dell’innovazione. La questione è così importante che l’Unione Europea ha deciso di imporre che il “dividendo digitale”, ovvero le frequenze liberate dal passaggio della TV al digitale terrestre, vengano convogliate nella banda larga entro il 2015 (data che potrebbe essere presto anticipata al 2013).
In Italia la situazione è già complicata. Il destino delle frequenze, parcellizzate tra le emittenti locali e gli interessi dei grandi gruppi, è ancora sospeso, tanto che è stato richiesto l’intervento del Consiglio di Stato, che a sua volta ha interpellato l’Agcom. La delibera è prevista per il 20 dicembre.

Riusciremo a stare al passo con l’innovazione?

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