FOCUS: Twittaserie, critici TV in un tweet

Agli albori di questo nuovo anno è assolutamente impossibile non aver idea di cosa sia Twitter. Il sito di micro blogging, infatti, oltre a contare milioni di utenti in tutto il mondo, oggi è un vero e proprio strumento alternativo di comunicazione, informazione e anche intrattenimento
In Italia, la passione di Fiorello (@sarofiorello) per i tweet sembra aver dato nuova luce al rapporto TV-Twitter, tanto che per il suo ritorno in Rai ha scelto di dare al programma un titolo scritto come un hashtag (ovvero poche parole precedute dal simbolo # per descrivere e identificare il contenuto del proprio tweet): ‘#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. In realtà la televisione aveva scoperto la forza micro blogging da qualche tempo. Diverse trasmissioni, soprattutto d’importazione americana, propongono l’invito a seguire un particolare hashtag durante la visione del programma – come accade in sit-com di successo tipo ‘Glee’ o ‘The Big Bang Theory’ – a partecipare a mini quiz in diretta per ottenere contenuti speciali o a live blogging con i protagonisti dello show.
Ci hanno provato su La7 con ‘Exit’ di Ilaria D’Amico, dove i telespettatori erano invitati a aggiungere l’hashtag #exitla7 per discutere la puntata insieme alla redazione di @exitla7, e fuori onda anche con la conduttrice, e apparire re-twittati in onda durante il programma.
Frequentatrici assidue di Twitter anche le redazioni di Sky Sport, dove rulli di tweet in sovraimpressione riportano commenti e dichiarazioni dei protagonisti sportivi nazionali e non solo, come e molto meglio di un efficientissimo ufficio stampa, mentre continuano la sperimentazione RAI 5 e il programma di approfondimento mattutino di RAI 3, Agorà, condotto da Andrea Vianello.
I risultati sono buoni, le strategia ancore da perfezionare
Nulla però potrà mai uguagliare i successi di quelle tendenze che si diffondono in modo spontaneo. È il caso di #twittaserie. La moda del momento, ispirata da Sky.it, sta facendo impazzare i “twittatori” di tutta Italia. A metà strada tra un gioco e una sfida, per partecipare all’iniziativa basta usare l’hastag  #twittaserie e descrivere la trama di un telefilm nei 140 caratteri a disposizione. Il limite di spazio stimola la creatività, la necessità di semplificare concetti complicati diventa un punto di forza, la capacità di essere incisivi è fondamentale. I risultati sono originalissimi e anche molto divertenti. Nessun serial è risparmiato. Il clamoroso successo di ‘Lost è raccontato così: “Sopravvivono a un disastro aereo e poi boh non lo sanno nemmeno gli autori come è andata”. “Tua nonna potrebbe essere tuo padre” è un efficace riassunto per ‘Beautiful’, “Kenny muore. Sempre” è ‘South Park’, “Manipolo di giovani sessualmente confusi canta le tue canzoni preferite 2 ottave sopra” per ‘Glee’ e “Uno zoppo drogato picchia dei malati” la sintesi di ‘Dottor House’. Non mancano poi classici come ‘Hazzard’, ‘Sex and the City’, ‘La signora in giallo’, e  serie più recenti come ‘American Horror Story’ o ‘True blod’, con qualche deviazione nel mondo dei cartoni animati.

Si potrebbe parlare di una forma inedita di critica televisiva, che vede il telespettatore più che attivo e pronto a condividere e rilanciare ogni spunto. Il successo di questa iniziativa è tale che anche giornali e blogger che solitamente non si occupano di TV e web non hanno potuto fare a meno di raccontare questa sorprendente ondata di passione per la televisione videoevoluta.

Anna Mezzasalma

2 commenti:

  1. C'è anche #lessambitiousbook, per gli amanti dei libri... divertente!

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