#ConnectedTV, i rischi secondo la Francia

Evoluzione, certo. Nuove modalità di fruizione, naturalmente. Ma non è che la televisione videoevoluta e multipiattaforma, quella che permette all’utente di navigare sul web dal proprio televisore, consultare servizi annessi (meteo, news, programmi Tv...) grazie ai widgets che appaiono sullo schermo, accedere ai social network o ai servizi di video on-demand (VOD) sia una minaccia per la TV tradizionale? E' questo il dubbio che serpeggia recentemente in Francia.
Il presidente del Consiglio superiore dell’audiovisivo, Michel Boyon, ha dichiarato che la TV connessa costituisce un pericolo per i broadcaster tradizionali, colpevole di frammentare l'audience e non contribuire al finanzimanto del processo creativo. Per questo motivo è stata istituita una apposita  Commissione che si occuperà di seguire l’avvio di questa tecnologia.
Secondo Boyon, il telespettatore, nel momento in cui guarda un programma, non dovrebbe essere spinto a lasciare ciò che viene trasmesso in Tv per guardare altro.“Io voglio che si garantisca la libertà di scelta degli utenti”, ha spiegato, ma d'altra parte ha aggiunto: “La televisione, da noi, assicura il finanziamento dei film e delle opere audiovisive. Bisogna continuare a garantire questo”.
La Commissione appena istituita si riunirà a partire da luglio ogni tre mesi, potranno parteciparvi tutte le parti interessate (tra gli altri sono già presenti i broadcaster come Canal+, TF1, Arte, Bolloré, Groupe NRJ, le associazioni dei consumatori, l’Istituto nazionale dell’audiovisivo, la Società degli autori, compositori ed editori di musica (Sacem), l’Antitrust, operatori tlc, via cavo...). L'obiettivo è migliorare e tutelare la qualità, il rischio è che si apra una crociata contro il web. Staremo a vedere.

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