#WebReputation vs #Auditel

Tvblog ha lanciato una provocazione nuova. Si parla ancora di ascolti (da monetizzare) e di share (da abbandonare), come? Con la web reputation, ovvero: quello che si dice in Rete, che diventa il paramentro su cui basare l'investimento pubblicitario. Ne è convinto Pier Domenico Garrone, consulente di comunicazione istituzionale fondatore del blog comunicatoreitaliano.it.
Prima prova, il fatto che i grandi network TV (Rai, Mediaset, Telecom, Sky) hanno potenziato la loro presenza sul web e il motivo non è certo una vocazione videoevoluta ma il fatto che gli inserzionisti si preoccupano già molto di quel che si dice in giro sulla rete. «Oggi un inserzionista non investe più guardando lo share, cioè la quantità del pubblico, ma la sua qualità, che è identificata con la Web reputation, perché identifica la credibilità e la reputazione del media - spiega Garrone in un'intervista al "Corriere delle Comunicazioni" -. La web reputation è diventata una voce di bilancio per le aziende e le tv, perché indica la tutela e la valorizzazione della matrice aziendale rappresentata nel brand, nel prodotto e nel management». Ma la strada da fare è ancora lunga, anche perché la televisione rimane un medium autoriferito, meno adatto ad integrarsi con il web rispetto ad un mezzo come la radio, che infatti è già avviata da tempo in questa direzione.

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